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Risposta del Dott. Giovanardi all’articolo del Dott. Massimo Albertin.

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“Gentile Dott. Massimo Albertin,

ho letto con attenzione il Suo commento sulla giornata organizzata dall’Ordine provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (OMCeO) di Padova, dal titolo “Medicine non convenzionali: indicazioni – controindicazioni – prospettive”, svoltasi a Padova il 6 giugno 2026.

Poiché nel Suo intervento mi chiama direttamente in causa, affermando:

“Ma il relatore dottor Giovanardi si è guardato bene dal ricordare come nelle scuole in cui si rilasciano gli attestati di Fisa [...] si insegnano cose come «Sindromi di Qi, Xue, Jing e Jinye: fisiopatologia, clinica e terapia – 8 regole diagnostiche», o le «Sindromi degli Zang Fu» [...]”,

ritengo doverosa una risposta.

1. Medicina Tradizionale Cinese, formazione e meccanismi d’azione dell’agopuntura

Il titolo della mia relazione era “Il cammino dell’agopuntura: dalla scoperta dei meccanismi di azione all’inserimento nelle Linee Guida dell’ISS”. Il tema assegnatomi, dunque, non riguardava la formazione e la didattica delle scuole di agopuntura!

Lei interpreta il mancato riferimento, nella mia relazione, al linguaggio tradizionale della medicina cinese come una deliberata omissione. Arriva infatti a scrivere che il sottoscritto “si è guardato bene” dal parlarne. Si tratta di un’insinuazione che attribuisce implicitamente al relatore un comportamento elusivo o intellettualmente scorretto e che ritengo poco appropriata in un sereno confronto scientifico tra Colleghi.

Come Lei stesso ricorda, i concetti e il linguaggio della Medicina Tradizionale Cinese risalgono a oltre duemila anni fa e si sono sviluppati all’interno di un contesto storico e culturale profondamente diverso dal nostro. La medicina cinese antica ha inoltre elaborato, nel corso della sua lunga storia, osservazioni di notevole interesse riguardanti fenomeni fisiologici, preventivi e terapeutici, alcuni dei quali hanno preceduto acquisizioni sviluppatesi successivamente nella medicina occidentale.

Terminologie quali Qi, Xue, Jing, Jinye, Zang Fu ecc. appartengono pertanto a un sistema medico storico che il medico agopuntore deve conoscere nell’ambito del proprio percorso formativo, ma che deve anche saper interpretare criticamente e, ove possibile, mettere in relazione con le conoscenze della moderna biomedicina.

Conoscere e insegnare un sistema medico sviluppatosi storicamente attraverso quel linguaggio non significa sostenere che tale terminologia costituisca oggi la spiegazione scientifica dei meccanismi d’azione dell’agopuntura.

Per fare un esempio volutamente paradossale: nella terminologia tradizionale cinese esiste una condizione definita “Fuoco del Fegato”. È evidente che nessun medico agopuntore contemporaneo ritiene che nel fegato del paziente vi sia letteralmente un “fuoco”, né tantomeno pensa di trattarlo irrorando con un estintore l’ipocondrio destro.

Il problema nasce, quindi, quando si confonde il linguaggio storico e metaforico di un sistema medico tradizionale con i meccanismi biologici attraverso i quali oggi studiamo e cerchiamo di spiegare gli effetti dell’agopuntura.

Sono due piani differenti.

Confonderli significa, a mio avviso, commettere un errore metodologico che non riguarda soltanto il Suo intervento, ma che ricorre frequentemente anche nel dibattito sull’agopuntura presente sui social media.

2. Agopuntura, terapie alternative e oncologia

Lei mi rimprovera inoltre di non avere ricordato:

“neppure come studi recenti abbiano mostrato che, quando le terapie alternative, come l’agopuntura, entrano nella gestione reale del carcinoma mammario, la sopravvivenza peggiora, a causa di una maggiore frequenza di abbandono delle terapie efficaci [...]”.

Si tratta di un argomento ripreso anche dal Prof. Enrico Bucci in un articolo pubblicato su Il Foglio il 14 aprile 2026.

Su questo punto La invito a leggere la risposta che ho scritto insieme alla Collega Alessandra Poini e che è stata pubblicata sul sito della FISA. In quella sede abbiamo affrontato specificamente il problema metodologico fondamentale: non è corretto sovrapporre il ricorso alle medicine alternative in sostituzione delle terapie oncologiche efficaci con l’impiego dell’agopuntura come trattamento integrativo di supporto alle terapie oncologiche convenzionali. https://agopuntura-fisa.it/una-doverosa-specificazione-risposta-ad-un-recente-articolo-pubblicato-su-il-foglio/

Sono due situazioni cliniche e concettuali profondamente differenti.

Nell’oncologia integrata l’agopuntura non viene proposta in alternativa a chirurgia, chemioterapia, radioterapia, terapia endocrina o altre terapie oncologiche evidence-based, ma come possibile trattamento complementare per alcuni sintomi e alcuni effetti avversi delle terapie, laddove esistano indicazioni supportate dalle evidenze.

Il mio compito in occasione del convegno organizzato dall’OMCeO di Padova era, peraltro, quello di illustrare, nel tempo assegnatomi, i principali meccanismi neurofisiologici studiati alla base degli effetti dell’agopuntura e informare i Colleghi sul suo inserimento nel Sistema Nazionale Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità. https://www.iss.it/-/snlg-agopuntura-terapia-dolore

Ricordo che, quando domandai quanti dei presenti al convegno fossero a conoscenza dell’inserimento dell’agopuntura nei LEA nazionali e della sua presenza nel SNLG, soltanto tre persone alzarono la mano! Erano, peraltro, medici agopuntori.

Questo dato, pur nella sua natura aneddotica, dimostra quanto siano ancora necessari momenti di informazione e confronto scientifico su questi temi.

Desidero pertanto rinnovare il mio ringraziamento all’Ordine dei Medici di Padova, al suo Presidente e al Consiglio Direttivo per aver organizzato un’occasione nella quale posizioni differenti hanno potuto confrontarsi apertamente.”

Dott. Carlo Maria Giovanardi

Presidente della Federazione Italiana delle Società di Agopuntura (FISA)

P.S. Il commento del Dott. Massimo Albertin è stato pubblicato sulla rivista online dell’UAAR – Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti – che evidentemente condivide la valutazione del Collega, secondo cui l’agopuntura sarebbe una pericolosa pseudoscienza.

Non posso non rilevare, con una certa curiosità, come nei miei 45 anni di attività professionale come medico agopuntore mi sia trovato a difendere l’agopuntura da critiche provenienti da posizioni culturali tra loro diametralmente opposte: in passato anche da esponenti di ambienti religiosi cattolici, che arrivavano ad attribuirle connotazioni ideologiche o spirituali negative; oggi da ambienti dichiaratamente razionalisti, che la considerano una pseudoscienza.

Forse proprio questa singolare convergenza di critiche provenienti da fronti così distanti suggerisce che il terreno sul quale sarebbe più utile confrontarsi non sia quello delle appartenenze culturali o delle convinzioni ideologiche, ma quello più semplice e verificabile delle evidenze scientifiche, delle indicazioni cliniche, dei limiti e dell’appropriatezza terapeutica.